Fiorenzo Sartore: Vini industriali e altre definizioni — Industrielle Weine und andere Definitionen

Geschrieben von am 12. Januar 2013 | Abgelegt unter Gastbeitrag — Guest contribution

unitá

Mit so einer Reso­nanz auf die vor­der­grün­dig ein­fa­chen Frage “Wo ist die Grenze zwi­schen hand­werk­lich und indus­tri­ell?” habe ich eigent­lich nicht gerech­net. Nach den vie­len Stel­lung­nah­men ande­rer wird sich so man­cher gefragt haben, wie mein Stand­punkt zum Thema lau­tet. Mehr oder weni­ger kann ich mich in jedem der in den Kom­men­tare geäu­ßer­ten Defi­ni­tio­nen bzw. Para­me­tern wie­der­fin­den. Das spricht weni­ger gegen mich als für die Aus­ge­wo­gen­heit und Voll­stän­dig­keit der Kom­men­tare. Tat­sa­che ist, dass wenn wir hand­werk­lich oder indus­tri­ell ver­neh­men, sehr wohl wis­sen, in wel­che Rich­tung der Pro­du­zent bzw. sein Wein gedreht sind, wo er sich aber genau auf der “handwerklich-industriell”-Skala befin­det, wird wohl wei­ter­hin der per­sön­li­chen Ein­ord­nung über­las­sen blei­ben.

Non mi aspet­t­avo ver­a­mente una tale rison­anza alla mia appa­ren­te­mente sem­plice domanda  “Dov’è il con­fine tra l’artigiano ed l’industriale”. Dopo le nume­rose prese di posi­zioni qual­cuno si sarà anche posto la domanda, che cosa ne penso io. Più o meno mi ritrovo in tutte le defi­ni­zioni e para­me­tri espresse nei com­menti. Con questo voglio anche apprez­zare il fatto che i com­menti erano molto com­pleti e equi­li­brati. Il fatto è che quando per­ce­piamo arti­gi­anale o indus­triale sapp­iamo in che dire­zione è ori­en­tato il pro­dut­tore o il suo vino ma dove questi sono esat­ta­mente loca­liz­zati sulla scala di misura arti­gi­anale-indus­triale rimarrà giudi­zio per­so­nale. 

Ich danke Fio­renzo Sar­tore, dass er mir sei­nen Bei­trag zum Thema voll­in­halt­lich über­lässt. Er fasst das Dilemma zum Thema so tref­fend zusam­men, dass ich es mei­nen deutsch­spra­chi­gen Lesern nicht vor­ent­hal­ten will.

Ringra­zio Fio­renzo Sar­tore  per avermi dato a dis­po­si­zione il suo arti­colo sul tema. Egli rias­sume in modo tanto calz­ante il dilemma che non voglio cel­arlo davanti ai miei let­tori di lin­gua tede­sca.

A volte ritornano. Vini industriali e altre definizioni

Nei luo­ghi sociali dove dis­cuto di vino, che ormai sono il mio bar sport vir­tuale, è tor­nato di moda un argo­mento di tipo car­sico, che ogni tanto rie­merge, ritro­vando popola­rità. Al punto che qual­cuno s’è chiesto leci­tamente: ma ancora ne par­liamo?

Tutto nasce (o rinasce) da un post, poi ripreso su Face­book, scritto da Armin Kobler, pro­dut­tore alto­a­te­sino, in cui si domanda: che cos’è esat­ta­mente un vino indus­triale? Quando un pro­dut­tore, una can­tina, si possono defi­nire “indus­triali”? La ris­posta non si rie­sce ad arti­co­lare in modo breve, anche se farebbe molto pia­cere: ecco per­ché, ris­pon­dendo alla domanda, per l’amore della bre­vità ma anche del para­dosso, io ho detto che un pro­dut­tore indus­triale si rico­no­sce (ris­petto ad un arti­giano) con uno sguardo. Quanto tempo richieda questa presa di visione, poi, è un altro dis­corso. Durante tale osser­va­zione io uso alcuni para­me­tri, che sono fata­l­mente i miei e possono non essere di un altro, ma comun­que, eccoli: un pro­dut­tore arti­gi­anale ha un’estensione del vigneto limi­tata – sotto i cin­que ettari è un tur­boar­ti­giano, tra i dieci e i venti resta un pic­colo pro­dut­tore, sopra i cin­quanta si entra nella moda­lità “par­lia­mone”. Un arti­giano va fisi­ca­mente nel vigneto a lavor­are e traf­fica in can­tina con tubi pompe fil­tri e botti. Il pro­dut­tore arti­giano pre­senta volen­tieri una con­du­zione fami­li­are dell’azienda: due coni­ugi, i figli, i nonni, ecce­tera. L’artigiano è quello che incon­tri, con ogni pro­ba­bi­lità, visi­t­ando la can­tina. Ma l’aspetto signi­fi­ca­tivo della vicenda non sta nelle ris­poste pos­si­bili alla domanda. Sta, sem­mai, nella domanda stessa. Per­ché è importante defi­nire chi sia indus­triale, e chi sia arti­giano? Per­ché la defi­ni­zione di “indus­triale del vino” con­ti­ene ine­vi­ta­bil­mente un’accezione nega­tiva rife­rita alla qua­lità del pro­dotto. E non c’è nes­suno (indus­triale, o no) dis­posto ad ammet­tere il rischio.

Ci sarebbe, poi, un’altra famiglia (nume­rosa) di para­me­tri, che sta­volta atten­gono allo stile pro­dut­tivo. Quindi è defi­ni­bile arti­giano chi non esa­gera con l’uso di chi­mica in vigna e in can­tina, chi cioè è asso­cia­bile alla filo­so­fia dei cosid­detti vini natu­rali – e questo apre un altro vaso di Pan­dora di infi­nite pos­si­bili dis­cus­sioni: non esiste un pro­dut­tore incline a defi­nire “inna­tu­rale” il suo vino, quindi anche su quel ter­mine la pole­mica è abbas­t­anza fiera.

Queste parole che dov­reb­bero aset­ti­ca­mente defi­nire la dimen­sione imp­ren­di­to­riale di un pro­dut­tore, sono men­tal­mente asso­ciate al livello qua­li­ta­tivo del pro­dotto. Tut­ta­via è appena il caso di pre­cis­are che questa asso­cia­zione è for­zosa, sic­come esis­tono legioni di arti­giani che fanno vini dis­cu­ti­bili, ed indus­triali che dis­tri­buis­cono vini in tira­ture (app­unto) indus­triali, ma impec­ca­bili. E allora? Ci si appro­pria di parole per descri­vere uno sta­tus che non ha a che fare con il vino sul piano della sua qua­lità; parole che ser­vono ad invi­are un mess­ag­gio (“io sono in un certo modo, quindi il mio vino è migliore”). In una con­gi­untura di mer­cato come questa, poi, pos­siamo scom­met­terci che non c’è nes­suno che voglia solo vaga­mente ammet­tere una dimi­nu­zione, pure se in ter­mini di imma­gine, del suo pro­dotto. Per questo motivo, sempre per amore del para­dosso, potremmo dire che in Ita­lia, in questo momento, non esiste nes­sun indus­triale del vino: si defi­nis­cono tutti “con­ta­dini”, “arti­giani”, “pic­coli pro­dut­tori”. E ovvia­mente fanno vini più o meno “natu­rali”. E la cosa buffa è che la solu­zione del pro­blema la cono­sciamo tutti: biso­gna vedere, di volta in volta, cosa c’è nel bic­chiere per valut­are la qua­lità di un vino, pre­scin­dendo da quei ter­mini. Ma è esat­ta­mente il genere di pra­tica che dimen­ti­che­remo dieci secondi dopo averlo ammesso. E rico­min­ce­remo a chie­derci se quel certo pro­dut­tore non sia un indus­triale, o fac­cia vini natu­rali.

Le parole sono sug­ges­tive, ma nel caso non bas­tano a dire come stanno dav­vero le cose. Ci tocca veri­fi­care. Tut­ta­via, ammet­ti­amolo: la dis­cus­sione da bar sport non pas­serà mai di moda. Nel dirlo voglio pre­cis­are che io non sono est­ra­neo a questo modo un po’ som­ma­rio di liqui­dare certi pro­dut­tori, infatti uso volen­tieri la qua­li­fica di “indus­triale” per chi pro­duce in modo (app­unto) indus­triale. Ma il giudi­zio sul suo vino lo for­nisco dopo averlo ass­ag­giato.

[L’immagine ritrae la ven­dem­mia di mer­lot nel vigneto di Armin Kobler. Che secondo me è un arti­giano, ma non fa, tec­ni­ca­mente, vini natu­rali. App­unto, è com­pli­cato]

Manchmal kommen sie zurück. Industrielle Weine und andere Definitionen

An den sozia­len Orten, wo ich über Wein dis­ku­tiere und wel­che inzwi­schen zum mei­nem Dorf­gast­haus gewor­den sind, ist ein “kar­si­sches” Argu­ment wie­der zur Mode gewor­den, d.h. eines, das immer wie­der auf­taucht und dabei auch wie­der eine gewisse Belieb­heit erlangt. So dass sich so man­cher aus gutem Grund fragt: spre­chen wir immer noch dar­über?

Alles beginnt (oder beginnt wie­der) mit einem spä­ter auch auch Face­book wie­der­auf­ge­nom­men Blog­bei­trag von Armin Kobler, einem Süd­ti­ro­ler Pro­du­zen­ten, in wel­chem gefragt wird: Was ist genau ein indus­tri­el­ler Wein? Wann kann sich ein Pro­du­zent, eine Kel­le­rei sich “indus­tri­ell” defi­nie­ren? Die Ant­wort lässt sich nicht kurz und bün­dig arti­ku­lie­ren, auch wenn es uns gefal­len täte: Des­halb habe ich geant­wor­tet, der Kürze und der Wider­sprüch­lich­keit wil­len, dass man den indus­tri­el­len Pro­du­zen­ten gegen­über dem hand­werk­li­chen auf einen Blick erkennt. Wie viel Zeit man für diese Beob­ach­tung braucht ist dann ein ande­res Kapi­tel. Wäh­rend die­ser Beob­ach­tung benutze ich einige Para­me­ter, wel­che halt die mei­nen und viel­leicht nicht die­je­ni­gen der ande­ren sind: ein hand­werk­li­cher Pro­du­zent hat eine begrenzte Wein­bau­flä­che zur Ver­fü­gung – unter fünf Hektar ist er ein Tur­bo­hand­wer­ker, zwi­schen zehn und zwan­zig bleibt er ein klei­ner Pro­du­zent, über fünf­zig beginnt der Modus “dar­über müs­sen wir reden”. Ein Hand­wer­ker geht tat­säch­lich in den Wein­gar­ten um zu arbei­ten und wer­kelt im Kel­ler mit Schläu­chen, Pum­pen, Fil­ter und Fäs­ser. Ein hand­werk­li­cher Erzeu­ger ver­weist häu­fig auf eine fami­liäre Füh­rung des Betrie­bes: zwei Ehe­leute, die Kin­der, die Groß­el­tern, usw. Der Hand­wer­ker ist jener, den man mit gro­ßer Wahr­schein­lich­keit antrifft, wenn man die Kel­le­rei besich­tigt. Das Bezeich­nende der The­ma­tik sind aber nicht die Ant­wor­ten son­dern es ist wenn über­haupt die Frage selbst. Warum ist es denn wich­tig zu defi­nie­ren, wer hand­werk­lich und wer indus­tri­ell arbei­tet? Warum beinhal­tet die Defi­ni­tion “Wein­in­dus­tri­el­ler” einen unver­meid­li­chen nega­ti­ven Bei­ge­schmack was die Wein­qua­li­tät betrifft? Und es gibt kei­nen (indus­tri­ell oder nicht), der die Ver­wen­dung des Aus­drucks zulas­sen würde.

Es gäbe dann noch eine zahl­rei­che Gruppe an Para­me­tern, wel­che den Her­stel­lungs­stil betref­fen. Des­halb ist jener als hand­werk­lich defi­nier­bar, der beim Ein­satz von Che­mie im Wein­gar­ten und im Kel­ler nicht über­treibt, der sich also der Phi­lo­so­phie der Natur­weine nähert – und das öff­net eine wei­tere Dose der Pan­dora an unend­li­chen Dis­kus­sio­nen: es gibt kei­nen Pro­du­zen­ten, der dazu neigt, sei­nen Wein als “unna­tür­lich” zu bezeich­nen, des­halb ist auch dies­be­züg­lich Pole­mik ange­sagt.

Diese Worte, wel­che eigent­lich wert­frei die Betriebs­form cha­rak­te­ri­sie­ren soll­ten, wer­den im Kopf mit dem Qua­li­täts­ni­veau der Pro­dukte ver­bun­den. Trotz­dem muss gesagt wer­den, dass die­ser Zusam­men­hang bemüht ist, nach­dem es Legio­nen von Hand­wer­kern gibt, wel­che dis­ku­ta­ble Weine pro­du­zie­ren und Indus­tri­elle, wel­che Auf­la­gen in tat­säch­lich indus­tri­el­len Men­gen her­stellt, die aber ein­wand­frei sind. Und was jetzt? Man ver­wen­det Worte, um einen Zustand zu beschrei­ben, der mit der eigent­li­chen Wein­qua­li­tät nichts zu tun hat; Worte, die eine Bot­schaft über­brin­gen sol­len (“ich bin die­ser Art und des­halb ist mein Wein bes­ser”). Dar­über hin­aus, gerade bei der herr­schen­den Kon­junk­tur, kann man dar­auf wet­ten, dass nie­mand nicht ein­mal ansatz­weise einer Min­de­rung seine Pro­duk­tes, auch nicht des Anse­hens, zuge­ben will. Des­halb, immer des Para­doxum wil­lens, kann man sagen, dass es Ita­lien in die­sem Moment kei­nen indus­tri­ell her­ge­stell­ten Wein gibt: alle bezeich­nen sich als “bäu­er­lich”, “hand­werk­lich”, als “klei­ner Pro­du­zent”. Und natür­lich machen sie mehr oder weni­ger “natür­li­che” Weine. Und das komi­sche daran ist, dass wir alle die Lösung ken­nen: man muss von Fall zu Fall schauen, was im Glas ist, um die Qua­li­tät des Wei­nes zu bewer­ten, unab­hän­gig von den Begrif­fen. Aber es ist genau jene Vor­gangs­weise, die wir zehn Sekun­den nach­dem wir sie zuge­ge­ben haben, ver­ges­sen. Und uns fra­gen, ober der Pro­du­zent ein hand­werk­li­cher oder ein indus­tri­el­ler ist, oder ob er Natur­weine pro­du­ziert.

Die Worte sind beein­dru­ckend, aber sie sind nicht aus­rei­chend, um zu beschrei­ben, wie die Dinge ste­hen. Wir müs­sen hin­ter­fra­gen. Geben wir es aber zu: die Stamm­tisch­dis­kus­sio­nen wer­den nie außer Mode gera­ten. Damit will ich auch anmer­ken, dass diese pau­scha­li­sie­rende Kate­go­ri­sie­rung auch mir nicht fremd ist um bestimmte Pro­du­zen­ten zu erle­di­gen. In der Tat benutze ich gerne die Bezeich­nung “indus­tri­ell” für jene Pro­du­zen­ten, die eben indus­tri­ell arbei­ten. Die Bewer­tung des Wei­nes lie­fere ich aber nach­dem ich ihn gekos­tet habe.

[Das Bild zeigt die Mer­lot­lese im Wein­gar­ten von Armin Kobler. Der mei­ner Mei­nung nach ein Hand­wer­ker ist, aber er macht nicht, tech­nisch gese­hen, Natur­weine. Genau, es ist kom­pli­ziert]

7 Kommentare zu “Fiorenzo Sartore: Vini industriali e altre definizioni — Industrielle Weine und andere Definitionen”

  1. am 14. Januar 2013 um 14:46 1.Nic Marsél schrieb …

    Armin, scusa se mi ripeto. Al di là dell’idea roman­tica o meno che ognuno ha dei ter­mini, la dif­fe­renza tra azi­enda arti­gi­anale e indus­triale è sancita dalla legis­la­zione vigente in mate­ria. Auto­ma­ti­ca­mente ne deriva la defi­ni­zione di vino arti­gi­anale o indus­triale. Se (come pare dal tenore gene­rale dei com­menti) questa infor­ma­zione rapp­re­senta un valore aggi­unto sia per il pro­dut­tore che per il con­su­ma­tore, allora sposo la pro­posta di Mirco Mariotti di inser­irlo in eti­chetta. Magari in sosti­tu­zione dell’ambiguo “imbot­tiglia da o in ori­gine da”…

    Armin, ent­schul­dige, wenn ich mich wie­der­hole. Jen­seits der mehr oder weni­ger roman­ti­schen Idee, wel­che jeder hin­sicht­lich die­ser Aus­drü­cke hat, ist der Unter­schied zwi­schen einem Hand­werks- und einem Indus­trie­be­trieb vom gel­ten­den Gesetz gere­gelt. Auto­ma­tisch wird davon hand­werk­li­cher oder indus­tri­el­ler Wein abge­lei­tet. Wenn (wie ich es aus den Kom­men­ta­ren her­aus­lese) diese Infor­ma­tion einen Zusatz­wert, sei es für den Pro­du­zen­ten wie den Kon­su­men­ten, ergibt, dann unter­stütze ich den Vor­schlag von Mirco Mariotti, sie auf der Eti­kette anzu­füh­ren. Viel­leicht statt dem zwei­deu­ti­gen “abge­füllt von oder für”…

  2. am 15. Januar 2013 um 23:08 2.armin kobler schrieb …

    Ciao Nic,
    non ti devi scusare per la pres­unta ripe­ti­zione. Però mi pare strano, che il legis­la­tore abbia usato per la pro­du­zione vini­cola il ter­mine arti­gi­anale ed indus­triale. Va bene che mi occupo di legis­la­zione viti­vi­ni­cola il meno pos­si­bile, però questi ter­mini non li ho finora tro­vati nei testi o comun­que non mi sono mai sal­tati agli occhi finora. In ogni caso quali sono i cri­teri su cui si base la legge nella dis­tin­zione delle due realtà?

    Hallo Nic,
    Du musst Dich nicht wegen einer ver­meint­li­chen Wie­der­ho­lung ent­schul­di­gen. Es kommmt mir aber eigen­ar­tig vor, dass der Gesetz­ge­ber hin­sicht­lich der Wein­pro­duk­tion die Aus­drü­cke hand­werk­lich und indus­tri­ell ver­wen­det. Gut, ich küm­mere mich um Wein­ge­setz­ge­bung nur so wenig wie unbe­dingt not­wen­dig, aber dass mir diese bei­den Aus­drü­cke nie auf­ge­fal­len sind? In jedem Fall, wel­che sind die Kri­te­rien, die das Gesetz zur Unter­schei­dung der bei­den Betriebs­for­men ver­wen­det?

  3. am 16. Januar 2013 um 10:29 3.Nic Marsél schrieb …

    Inten­devo la dis­tin­zione gene­rica tra arti­gi­a­nato e indus­tria, senza par­ti­co­lare rife­ri­mento alla pro­du­zione viti­vi­ni­cola. Non essendo giurista non saprei se l’azienda agri­cola (magari famigli­are) goda di una legis­la­zione a sè stante svin­co­lata dalle due sopra. In par­ti­co­lare non mi è chi­aro se l’azienda agri­cola abbia come peri­me­tro solo la pro­du­zione di uva o se copra anche la tras­for­ma­zione in vino (imbot­tiglia­mento, dis­tri­bu­zione, ven­dita ecc..). Navi­gando in inter­net sull’argomento si trova di tutto di più, poi sull’affidabilità delle infor­ma­zioni ripor­tate non metto la mano sul fuoco. La mia impres­sione è che i paletti ci siano. Però ho anche la sen­sa­zione che la men­zione “indus­triale” abbia per la stra­grande mmag­gior­anza dei con­su­ma­tori un’accezione sost­an­zi­al­mente nega­tiva, per cui dubito che venga fatta chi­a­rezza sul tema. Chi comp­re­r­ebbe mai una bot­tiglia con scritto in eti­chetta “Vino Indus­triale”?

    Ich meinte die gene­relle Unter­schei­dung zwi­schen Hand­werk und Indus­trie, ohne beson­de­ren Bezug auf die wein­bau­li­che Pro­duk­tion. Nach­dem ich kein Jurist bin, wüsste ich nicht, ob ein Land­wirt­schafts­be­trieb (even­tu­ell ein Fami­li­en­be­trieb) einer eige­nen Gesetz­ge­bung unter­steht. Im Beson­de­ren ist mir nicht klar, ob ein Land­wirt­schafts­be­trieb nur Trau­ben pro­du­zie­ren kann oder auch die Ver­ar­bei­tung (Fül­lung, Ver­tei­lung, Ver­kauf usw.) inbe­grif­fen ist. Im Netz fin­det man zum Thema alles mög­li­che, die Zuver­läs­sig­keit die­ser Infor­ma­tio­nen kann ich aber nicht beur­tei­len. Mein Ein­druck ist aber, dass es die Abgren­zun­gen gibt. Ich habe aber den Ein­druck, dass die Bezeich­nung “indus­tri­ell” bei der über­gro­ßen Mehr­heit der der Kon­su­men­ten einen nega­ti­ven Ein­druck hin­ter­lässt, wes­we­gen ich zweifle, dass Inter­esse an der Klä­rung des Sach­ver­halts besteht. Wer würde schon eine Fla­sche kau­fen, auf deren Eti­kette “Indus­trie­wein” steht?

  4. am 19. Januar 2013 um 15:55 4.armin kobler schrieb …

    Scusa Nic, ma quando dicevi con espressa con­vin­zione all’inizio: “Esiste una dif­fe­renza giuri­dica tra azi­enda arti­gi­anale e indus­triale. Il peri­me­tro è defi­nito con pre­ci­sione dalla legis­la­zione in vigore” io, e pro­ba­bil­mente anche gli altri let­tori, atten­da­vamo un prova con­creta. Avere “l’impressione che i paletti ci siano” mi sem­bra troppo poco per un affer­ma­zione del genere.

    Ent­schu­lige Nic, aber als Du anfangs geschrie­ben hast, “Es gibt einen juri­di­schen Unter­schied zwi­schen einem Hand­werks- und einem Indus­trie­be­trieb. Die Grenze ist prä­zis vom gül­ti­gen Gesetz defi­niert” dann habe ich und wahr­schein­lich auch die ande­ren Leser sich kon­krete Beweise erhofft. “Mein Ein­druck ist aber, dass es die Abgren­zun­gen gibt” scheint mir zu wenig zu sein, um do eine Äuße­rung von sich zu geben.

  5. am 18. Januar 2013 um 01:59 5.Vittorio Merlo schrieb …

    Credo, se ben ricordo dai miei studi all’istituto agra­rio, che l’unica dis­tin­zione si fac­cia sul ter­mine azi­enda agri­cola. Una can­tina per essere un’ az. agri­cola deve col­ti­vare un fondo/i a vigneto e la sua atti­vità con­nessa (pro­durre vino) ha l’obbligo di tras­for­mare uva pro­ve­ni­ente in pre­va­lenza dai fondi col­ti­vati (si cont­eggiano anche i fondi in affitto). Non vor­rei sbagli­are ma le azi­ende agri­cole devono pro­durre vino con un minimo di 50 % di uve diret­tamente col­ti­vate dall’imprenditore agri­colo.
    Poi la legge pre­vede le altre tipo­lo­gie di sog­getti che possono pro­durre vino (coope­ra­tive, azi­ende vini­cole, azi­ende imbot­tiglia­trici…).
    A rigor di logica un’azienda che pro­duce vino da 1.000 ha di vigneto è un azi­enda agri­cola e magari può iscri­versi alle asso­cia­zioni di vignaioli.
    Queste sono le uni­che dis­tin­zioni per legge che io ricordi.
    Ciao
    Vit­to­rio Merlo

    Ich glaube, sollte mich meine Erinn­ne­rung an die Schul­zeit an der land­wirt­schaft­li­chen Lehr­an­stalt nicht täu­schen, dass es einen unter­schied im Bezug auf die Bezeich­nung Land­wirt­schafts­be­treib gibt. Damit eine Kel­le­rei ein land­wirt­schaft­li­cher Betrieb ist, muss sie ihre Wein­gär­ten bear­bei­ten und die Mehr­heit der ver­ar­bei­te­ten Trau­ben müs­sen aus eige­ner Pro­duk­tion stam­men (gepach­tete Gründe gehö­ren dazu). Ich hoffe nicht falsch zu lie­gen, aber die Land­wirt­schafts­be­treibe müs­sen den Wein aus min­des­tens 50 % von ihnen selbt ange­bau­ten Trau­ben machen.
    Zusätz­lich sieht das Gesetz vor, dass andere Arten von Betrie­ben Wein pro­du­zie­ren (Genos­sen­schaf­ten, Wein­händ­ler, Abfüll­be­triebe, …). Wenn man es logisch betrach­tet, ist ein Betreib mit 1.000 Ha Wein­bau ein Land­wirt­schafts­be­treib und kann sich viel­leicht auch bei der Ver­ei­ni­gung der Win­zer ein­schrei­ben.
    Das sind die ein­zi­gen gesetz­li­chen Unter­schiede, an die ich mich erin­nere.
    Ser­vus
    Vit­to­rio Merlo

  6. am 19. Januar 2013 um 16:18 6.Nic Marsél schrieb …

    Ho sempre pre­messo che non sono un giurista, ma la dif­fe­renza tra impresa arti­gi­anale e indus­tri­ala è sancita dalla legge, e questo è un fatto. Il pro­blema è se la legge con­senta all’agricoltore di iscri­versi all’albo arti­giani, ma questo mi aspetto che lo sapp­iate voi.

    Ich habe immer gesagt, dass ich kein Jurist bin, aber der Unter­schied zwi­schen einem Hand­werks- und einem Indus­trie­be­trieb ist vom Gesetz defi­niert und das ist eine Tat­sa­che. Die Frage ist, ob es für einen Land­wirt mög­lich ist, sich in das Ver­eich­nis der Hand­wer­ker ein­zu­tra­gen, aber das erhoffe ich von euch zu erfah­ren.

  7. am 23. Januar 2013 um 22:16 7.armin kobler schrieb …

    Gra­zie Nic per l’esauriente defi­ni­zione che sta die­tro al link.
    Comun­que le azi­ende agri­cole hanno la loro legis­la­zione spe­ci­fica, dove non conta la gran­dezza.
    L’azienda agri­cola resta tale, anche se tras­forma i pro­dotti da essa col­ti­vata, vedi il com­mento di Vit­to­rio.

    Danke Nic für die aus­führ­li­che Defi­ni­tion, wel­che sich hin­ter dem Link befin­det.
    Die Land­wirt­schafts­be­triebe haben aber ihre eige­nen Gesetze wo die Größe nicht das Kri­te­rium ist.
    Jeden­falls bleibt ein Land­wirt­schafts­be­trieb ein sol­cher auch wenn er seine Pro­dukte ver­ar­bei­tet, siehe den Kom­men­tar von Vit­to­rio.

  8. am 28. Mai 2015 um 11:29 8.Vite spericolate: definire una volta per tutte il vino industriale e quello artigianale. MagariChe Tipo Di Vino | Che Tipo Di Vino schrieb …

    […] l’occasione ringra­zio Armin, dal quale essen­zi­al­mente tutto era par­tito, per il sal­va­tag­gio del testo. L’immagine pro­viene da […]

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