In die Tiefe — In profondità (5): Stampfbeton – Calcestruzzo costipato a mano

Geschrieben von am 29. März 2013 | Abgelegt unter Bau - Costruzione

2013-03-21_08-33-30

Für die Verwirklichung unserer Kellererweiterung haben wir, wie schon anfangs erwähnt, die Planer unseres Weinraums Theodor Gallmetzer und Lukas Mayr, beauftragt. Sie kennen die Erfordernisse und die Einstellung  des Betriebes (Philosophie klingt in meinen Ohren übertrieben) weswegen ich ihnen großes Vertrauen entgegenbringe. Dadurch ist es für mich kein größeres Problem, ihre Gestaltungsideen zu akzeptieren, auch wenn die vorgeschlagenen Techniken und Ergebnisse für mich in diesem Umfeld total neu oder ungewohnt sind.

Per la realizzazione dell’ampliamento della cantina abbiamo dato l’incarico ai due architetti Theodor Gallmetzer e Lukas Mayr, che nel 2010 hanno costruito il nostro Weinraum. Loro conoscono le necessità operative e capiscono il profilo aziendale (parlare di filosofia mi pare esagerato) per cui hanno tutta la mia fiducia. Perciò non ho problemi ad accettare le loro idee, anche se le tecniche ed i risultati conseguenti per me sono sconosciuti o insoliti in quel preciso contesto. 

2013-03-21_16-34-13

2013-03-21_16-31-44

So hatten sie dieses Mal die Idee, einen Teil der Kellerwände als Stampfbeton auszuführen. Dabei wird nicht mit recht flüssigem Lieferbeton gearbeitet, der nach dem Gießen durch Vibration verdichtet wird und damit ganz glatte Wände abgibt. Es wird hingegen ein relativ trockene Mischung vor Ort bereitet, wobei die Verdichtung manuell und schon deshalb nicht zu fest erfolgt. Der Kalkanteil der verschiedenen Partien wird nicht konstant gehalten, die Wände wachsen über Tage langsam in die Höhe, das händische Stampfen bedingt Unregelmäßigkeiten, was alles zusammen eine relativ deutlich ersichtliche Schichtung erbringt.

Questa volta hanno proposto di fare una parte delle pareti con una vecchia tecnica che in tedesco si chiama Stampfbeton e per la quale non esiste un termine italiano preciso, forse perché questa tecnica in Italia non viene (più) usata. Definirlo come calcestruzzo costipato a mano potrebbe però rendere l’idea. Infatti non si utilizza il calcestruzzo abbastanza fluido portato dalle betoniere che dopo il getto e la vibrazione genera pareti molto lisce. Per questa tecnica si prepara un calcestruzzo relativamente asciutto sul luogo ed il compattamento viene eseguito a mano per cui non è spinto. Variando il contenuto in calce delle singole partite , tirando sù una parete per diversi giorni e costipando a mano in modo per forza irregolare comporta una stratificazione ben evidente.

Wie schon das letzte Mal lege ich wieder drei Zeitrafferfilme bei, welche den Baufortschritt der letzten Tage deutlich machen.

Come la volta scorsa allego tre filmini accellerati che fanno vederi gli sviluppo realizzati nel cantiere gli ultimi giorni. 

[youtube width=“530″ height=“398″]http://youtu.be/Rg3QUXzrDXA[/youtube]

[youtube width=“530″ height=“398″]http://youtu.be/gmrYQ-sMOmk[/youtube]

[youtube width=“530″ height=“398″]http://youtu.be/vsAWMmTk4F8[/youtube]

Ein Kommentar zu “In die Tiefe — In profondità (5): Stampfbeton – Calcestruzzo costipato a mano”

  1. am 3. April 2013 um 07:53 1.Andreas Gottlieb Hempel schrieb …

    Lieber Armin, Stampfbeton ist der Beton „meiner Jugend“ als ich auf dem Bau vor dem Architekturstudium eine Maurerlehre machte. Es freut mich, dass Ihr diese alte und preiswerte Technik bei Eurem Kellerbau verwendet. Natürlich ist der Stampfbeton nicht so glatt wie der angelieferte, viel flüssigere Beton mit viel mehr Zementanteil – aber die kellerwände werden besser atmen, ein entscheidender Vorteil für einen Weinkeller, der sich eigentlich selber temperieren sollte auf 14-16° und eine Luftfeuchtigkeit von etwa 70-75 %. Das wird dadurch mit dem umgebenden Erdreich besser erreicht. Weiterhin viel Erfolg!
    Herzliche Grüße
    Andreas Gottlieb Hempel

    Caro Armin, il calcestruzzo costipato a mano è il calcestruzzo della mia giovinezza quando prima dei miei studi di architetto facevo l’apprendista muratore. Mi fa piacere vedere che usate questa vecchia e conveniente tecnica per la costruzione della vostra cantina. Naturalmente questo tipo di calcestruzzo non è così compatto come quello portato dalle betoniere che è molto più liquido e contiene più cemento. Però le pareti respireranno meglio, un vantaggio decisivo per una cantina vini, che dovrebbe stabilizzarsi da solo attorno i 14-16° con un’umidità dell’aria di circa 70-75 %. Ciò viene facilitato dal terreno circostanze. Buon successo ancora!
    Cordiali saluti
    Andreas Gottlieb Hempel