Handwerklich oder industriell? — Artigianale o industriale?

Geschrieben von am 30. Dezember 2012 | Abgelegt unter Keller - Cantina, Weingarten - Vigneto

weintanksBesonders auf den italienischsprachigen Internetseiten, welche sich mit Wein beschäftigen, werden letztlich sehr häufig diese Begriffe gegenübergestellt. Es genügt nicht mehr zu wissen, ob der Anbau der Trauben biologisch, biodynamisch oder konventionell erfolgt (von integriert spricht leider fast niemand mehr), auch die Verarbeitung im Keller will kategorisiert sein. Leicht zu erraten, dass in der momentanen Befindlichkeit der enoischen Meinungsmacher eine handwerkliche Herstellungsmethodik bei weitem bevorzugt wird. „Industriell geht gar nicht“ lautet der allgemeine Grundtenor zum Thema.

Soprattutto sui siti italiani che si occupano di vino, ultimamente vengono contrapposti i termini artigianale ed industriale. Non basta più sapere se le uve sono state prodotte in biologico, biodinamico o convenzionale (dell’integrato purtroppo non parla più quasi nessuno), anche i lavori in cantina devono essere categorizzati. È facile immaginarsi che al momentaneo stato d’amine degli opinion maker enoici viene preferito di gran lunga la produzione artigianale. „L’industriale? Neanche a pensarci“ è la massima a proposito.

Unabhängig von meiner persönlichen Gewichtung der Begriffe habe ich mir schon vor längerer Zeit die m.E. gar nicht so unwichtige Frage gestellt, wo eigentlich die Grenze zwischen Handwerk und Industrie beim Wein verläuft. Ausgelöst von einem Posting auf Intravino, wo der Begriff prominent verwendet wurde, habe ich spontan auf Facebook diese Frage gepostet. Es sei vorweggenommen, niemand der Antwortenden konnte, leider, eine klare Grenze ziehen: für dem einen wird weiterhin ein bestimmter Winzer handwerklich arbeiten, der in den Augen eines anderen schon industrielle Methoden anwendet und umgekehrt, die Grenze bleibt fließend.

Indipendentemente delle mie valutazioni mi sono posto già tempo fa la domanda secondo me neanche troppo trascurabile, dove passa esattamente il confine tra artigianale ed industriale. Preso lo spunto da un post su Intravino dove questo termine è stato usato in modo importante, ho chiesto su Facebook un parere. Anticipo già adesso, che nessuno dei partecipanti alla discussione ha potuto tracciare una linea di confine precisa: c’è chi vede in una certo produttore un artigiano, per un altro lo stesso è già industriale, e viceversa. La demarcazione rimane fluttuante.

Von interesse und auch irgendwie hilfreich sind in jedem Fall die genannten Kriterien, welche einen Betrieb als mehr oder weniger handwerklich ausweisen. Für Roberto Sebastiani z.B. ist die Anzahl der Mitarbeiter ein Kriterium. Die Anzahl der verwendeten Hilfsstoffe bei der Weinbereitung ist hingegen für Alessandro Morichetti ausschlaggebend. Ein Betrieb ist dann handwerklich, wenn der Eigentümer alle Arbeiten selbst verrichtet, sich eventuell helfen lässt, aber nichts delegiert, so Marco De Tomasi. Fiorenzo Sartore meint, das Augenmaß sei ausschlaggebendIm Empfinden von Marilena Barbera hängt die Einordnung in handwerklich oder industriell vom Verhältnis zwischen Handarbeit und Maschineneinsatz ab. Laut ihr ist zudem ein Betrieb dann industriell, wenn die Materie dem Arbeitsablauf angepasst wird, in einem handwerklichen werden hingegen die Prozesse der Materie untergeordnet. Luca Ferraro bringt die Produzierte Menge ins Spiel, für Francesco Maria De Franco ist ein Produkt industriell, wenn es serienmäßig und standardisiert hergestellt wird. Hannes Rottensteiner ist der Meinung, dass handwerklich mit der Betriebsstruktur zusammenhängt: wenn mehr als 50 % der Menge von eigenen Trauben stammt, ist der Betrieb „Landwirtschaft“ und damit handwerklich, bei mehr Zukauf ist es ein Industriebetrieb. Er bevorzugt aber zu wissen, dass der Wein gut ist, die betriebliche Struktur ist ihm egal.

È però stimolante ed anche utile ricordare i criteri che classificano un’azienda più o meno artigianale:
Roberto Sebastiani: „Stringi stringi il numero di dipendenti… La differenza non è come lo fai, ma quanto ne fai…“
Alessandro Morichetti: „Ma un vino fatto con uva e zolfo è più artigianale di uno fatto con uva, tannino, enzimi, lieviti, ecc ecc ecc.“
Marco De Tomasi: „Se parliamo di aziende agricole io valuto come „artigianale“ quel produttore che riesce a seguire tutte le fasi di produzione, dal vigneto alla cantina, personalmente, senza delegare il lavoro ad altri. E‘ in pratica il vignaiolo. Certo può avere chi lo aiuta a potare o a vendemmiare, può avvalersi di consulenti, ma alla fine tutte le decisioni e le azioni sono sue.“
Fiorenzo Sartore: „La differenza si vede a occhio.“
Marilena Barbera
: „La differenza sta nel rapporto uomo-macchina, quanto è prevalente l’apporto dell’uno rispetto alle altre nella realizzazione del prodotto. Secondo me l’industria adatta la materia al processo, l’artigiano adatta il processo alla materia. E non è solo un problema di quantità di macchine o di meccanizzazione, ma di approccio alla materia che viene trasformata e di standardizzazione dei processi produttivi. Secondo me l’industria adatta la materia al processo, l’artigiano adatta il processo alla materia. E non è solo un problema di quantità di macchine o di meccanizzazione, ma di approccio alla materia che viene trasformata e di standardizzazione dei processi produttivi.“
Luca Ferraro: „Mi hanno risposto che legalmente i 1000 ettolitri x anno sono limite massimo x essere piccole aziende.“
Francesco Maria De Franco: „Un prodotto è industriale quando è seriale e standard. Per il vino fate voi…“
Hannes Rottensteiner: Se tu lavori più del 50 % uva propria, sei azienda agricola e quindi fai il vino „artigianale“. Se tu acquisti più del 50 % dell’uva che tu lavori, sei impresa industriale, e quindi il tuo vino diventa „industriale“. Comunque, io preferisco la suddivisione in vino buono e cattivo, poi, come sia organizzata l’azienda internamente è una cosa che mi può anche fregare a meno…

Mal schauen, ob von den geschätzten Bloglesern auch noch vielleicht Beiträge zum Thema kommen. Spannend wird auch das Beobachten sein, wie lange diese Gegenüberstellung handwerklich/industriell überhaupt noch aktuell sein wird.

Sono fiducioso che i gentili lettori del blog apporteranno qualche loro interpretazione. Interessante sarà infine vedere per quanto tempo la questione artigianale/industriale rimarà d’attualità.

13 Kommentare zu “Handwerklich oder industriell? — Artigianale o industriale?”

  1. am 31. Dezember 2012 um 11:38 1.Christoph Richter schrieb …

    Mir scheint der Grad der Arbeitsteilung im Vordergrund zu stehen, damit einher geht sicherlich auch die Produktionsmenge. Für zentral halte ich die Authentizität des Produkts, die m.E. vor allem bei einem handwerklich arbeitenden Betrieb gewährleistet werden kann.

    Secondo me sta in primo piano il grado con cui i lavori vengono delegati, ciò va in parallelo con i quantitativi prodotti. Per me è fondamentale l’autenticità del prodotto, che secondo me è garantita soprattutto da un’azienda artigianale.

  2. am 31. Dezember 2012 um 14:02 2.giulo schrieb …

    Ciao Armin,
    se proprio si vuole giocare a fare i classificatori, secondo me la definizione più centrata è l’ultima, quella di Francesco Maria De Franco: “Un prodotto è industriale quando è seriale e standard. Per il vino fate voi…” Al di là dei quantitativi, infatti, requisito numero uno di una produzione di tipo „industriale“ è la regolarità e la costanza qualitativa (nel senso „ISO 9000“ del termine), mentre un artigiano tende a produrre „pezzi unici“… Nel mondo del vino l’artigianalità si potrebbe quindi tradurre con la non serializzazione delle pratiche viticole ed enologiche, nel rispetto (se non addirittura nell’esaltazione) della variabilità delle diverse annate, e così via.
    Detto questo, non sta scritto da nessuna parte (enotalebani a parte, of course) che l’approccio artigianale sia ontologicamente buono e da osannare a prescindere, mentre quello industriale sia proprio di biechi speculatori e da bannare senza se e senza ma. L’atteggiamento (la filosofia, se vogliano) da seguire va poco poeticamente ma pragmaticamente parametrato sulle aspettative dei nostri clienti, se preferiscono un vino „rassicurante“, (più o meno) sempre uguale a se stesso, oppure se sono incuriositi da un vino che evolve, cambia secondo le annate, è una „sorpresa“ ad ogni bottiglia…
    My two cents
    g

    Hallo Armin,
    wenn man wirklich beginnen will, mit Klassifikatoren zu arbeiten, dann ist die letzte angeführte Definition, jene von Francesco Maria De Franco, die treffendste: “Ein Produkt ist industriell, wenn es serienmäßig und standardisiert hergestellt wird.” Jenseits der Mengen, welche ja eine Voraussetzung für ein industrielle Produktion sind, sind es zusätzlich eben die qualitative Konstanz und die Regelmäßigkeit (im Sinne der ISO-9000-Norm), während ein Handwerker dazu tendiert, „Einzelstücke“ herzustellen. In der Weinwelt könnte man das handwerkliche übersetzen mit der nicht Standardisierung der weinbaulichen und kellerwirtschaftlichen Methoden, mit dem Respekt (wenn nicht gar der Herausarbeitung) der Variabilität der einzelnen Jahrgänge, usw.
    Dies festgestellt, steht nirgends festgeschrieben (Weintalibane ausgenommen natürlich), dass handwerklich von vorne herein gut und zu bejubeln ist, während das industrielle nur etwas für hintertückische Spekulanten und damit ohne jeder Diskusssion zu verurteilen wäre. Die zu folgende Einstellung (die Philosophie wenn wir wollen) ist unpoetisch aber pragmatisch auf die Erwartungen unserer Kunden einzustellen. Je nachdem ob sie einen „sicheren“, immer (mehr oder weniger) gleichen Wein mögen oder ob sie neugierig sind auf einen Wein, der sich entwickelt, der von Jahrghang zu Jahrgang verschieden ist und wo jede Flasche für eine Überraschung gut ist…
    My two cents
    g

  3. am 2. Januar 2013 um 09:59 3.Thomas schrieb …

    Hallo Armin,
    aus der Sicht eines Winzers von vor hundert Jahren sind die wenigsten Weine mehr handwerklich gemacht. Sie würden, in die „Jetztzeit“ versetzt, teilweise die Hände übern Kopf zusammenschlagen. Reinzuchthefen, Fungizide, Herbizide, Pestizide, mineralische Dünger u.s.w…. In manchen Punkten sicherlich verständlich. Aber die Zeit ändert sich.
    Meiner Meinung nach arbeitet ein Winzer dann handwerklich, wenn er seine eigenen Trauben nach besten Wissen und Gewissen! anbaut und selbst vinifiziert, kein Zukauf von Most, halbwegs geschlossene Kreisläufe auf dem Hof.
    Für mich der Höhepunkt von Industriewein, die Weinfraktionierung in den USA.
    Viele frühlingshafte Grüße aus dem sonnigen Fläming

    Ciao Armin,
    visto con gli occhi di un vignaiolo di cent’anni fa la maggiorparte dei vini non è più artigianale. Trasportati nell’oggi rimarebbero sbalorditi. Lieviti selezionati, fungicidi, erbicidi, pesticidi, fertilizzanti chimici, ecc…. Per alcuni aspetti sicuramente comprensibili. Ma i tempi cambiano.
    Secondo me un vignaiolo lavora in modo artigianale, quando coltiva secondo le sue capicità e la sua coscienza le sue uve e le vinifica lui stesso, nessun acquisto di mosto, cicli abbastanza chiusi nell’azienda.
    Per me il culmine dell’industrializzazione è il frazionamento del vino praticato negli USA.
    Tanti saluti primaverili dal Fläming soleggiato

  4. am 3. Januar 2013 um 15:01 4.Giampiero Nadali schrieb …

    Caro Armin, secondo me sono i volumi produttivi che definiscono il produttore „artigianale“ da quello „industriale“. Le quantità da produrre orientano la scelta del produttore. Se fai pochi volumi puoi „permetterti“ alcune tecniche minimaliste. Se trasformi quantità rilevanti hai bisogno del meglio della tecnologia e delle conoscenze tecniche di trasformazione (e ciò può valere anche per produzioni medio-basse).
    Artigianale non vuole sempre dire „buono“, così come industriale non è sempre „cattivo“ o „mediocre“. Sono le qualità „umane“, le conoscenze e la sensibilità del produttore che fanno la differenza.
    Anche i produttori „industriali“ possono approcciare il mercato con produzioni artigianali: segmentando la produzione con una produzione di elite, di bassa quantità, gestita con un’organizzazione dedicata, differente da quella impegnata a produrre i volumi, con team di marketing e commerciali specializzati. Sotto questo punto di vista, per una parte limitata della propria produzione, si possono evitare produzioni seriali, ripetitive, standard.

    Lieber Armin, meiner Meinung nach sind es die produzierten Volumina, welche einen Produzenten als „handwerklich“ oder als „industriell“ einstufen. Die hergestellten Mengen leiten die Entscheidungen des Produzenten. Wenn du wenig produzierst, kannst du dir ein par minimalistische Techniken „leisten“. Wenn du relevante Mengen verarbeitest, brauchst du das Beste der Technik und des technischen Wissens der Verarbeitung (und das kann auch für mittlere bis kleine Mengen gelten).
    Handwerklich heißt nicht immer „gut“, so wie industriell nicht immer „schlecht“ oder „mäßig“ bedeutet. Es sind die „menschlichen“ Qualitäten, die Kenntnisse und die Sensibilität des Produzenten, welche den Unterschied machen.
    Auch die „industriellen“ Hersteller können sich dem Markt mit handwerklichen Produkten nähern: indem sie die Produktion segmentieren mit Eliteprodukten, in geringen Mengen, verwaltet von einer eigens abgestellten Organisation, welche eine andere als jene der großen Volumina ist, mit einem spezialisierten Marketing- und Vertriebsteam. So gesehen kann man für einen eingeschänkten Teil der eigenen Produktion wiederholbare, standardisierte Serienprodukte vermeiden.

  5. am 4. Januar 2013 um 10:59 5.Tommaso schrieb …

    Il rapporto lavoratori/produzione è un buon discriminatore fra artigianale e industriale.

    Das Verhältnis Arbeiter/Produktion ist eine gute Unterscheidungsmöglichkeit zwischen handwerklich und industriell.

  6. am 4. Januar 2013 um 11:26 6.Alessandra Biondi Bartolini schrieb …

    Buongiorno Armin,
    avrei voluto rispondere alla discussione su Intravino ma questa, sul tuo blog, mi sembra più equilibrata.
    Il termine artigianale significa solo che un produttore non fa uso di lavoro diverso da quello proprio e della propria famiglia. Non ha niente a che vedere con i mezzi utilizzati nella produzione.
    Quello di cui non si parla mai nel tracciare il confine tra artigianale e industriale è il controllo dei processi e dei prodotti. Un produttore artigianale non fa qualità in quanto tale o in quanto rinuncia ad applicare determinati prodotti o processi ma perchè producendo un minor numero di pezzi dovrebbe essere in grado di esercitare un maggior controllo sulla loro qualità. E‘ attraverso l’analisi del controllo che posso adattare i processi al prodotto indipendentemente che il processo sia artigainale o industriale. Se un vino va incontro ad alterazione microbiologica come nel caso riportato da Intravino è perchè il processo non si è adattato al prodotto e non il contrario, perchè non si è esercitato un controllo sufficiente, perchè non si conosce il proprio prodotto. Non ci si può aspettare che il consumatore capisca solo perchè si afferma di essere artigiani.
    Se acquisto un paio di scarpe prodotte da un artigiano non mi aspetto che si stacchi la suola, ma che la loro qualità sia maggiore. Dichiararsi artigiani non è un valore etico che giustifica l’insorgenza di difetti e alterazioni. Come la metteremmo se si trattasse di un produttore artigianale di mozzarelle, il consumatore intossicato dovrebbe capire ugualmente o addirittura apprezzare la contaminazione batterica?

    Hallo Armin,
    Ich hätte gerne auf die Diskussion auf Intravino antworten können, aber diese auf Deinem Blog kommt mir ausgeglichener vor. Der Begriff handwerklich heißt eigentlich nur, dass der Produzent nur seine Arbeit und jene seiner Familie einsetzt. Es hat nichts mit den verwendeten Techniken zu tun.
    Von dem man nie diesbezüglich spricht, ist die Kontrolle der Verfahren. Ein Produzent ist sicher nicht handwerklich als solcher oder deshalb, weil er auf bestimmte Mittel und Techniken verzichtet, sondern weil er auf Grund der geringen Stückzahlen ein bessere Kontrolle über deren Qualität haben sollte. Die Analyse der Kontrolle ermöglicht die Anpassung der Verfahren an die Produkte, unabhängig ob das Verfahren handwerklich oder industriell ist. Wenn ein Produkt wie am Beispiel des Falles auf Intravino einer mikrobiologischen Fehlentwicklung entgegengeht, geschieht dies, weil der Prozess nicht dem Produkt angepasst wurde und nicht umgekehrt, weil ungenügende Kontrollen stattgefunden haben, weil man das eigene Produkt zu wenig kennt. Man kann nicht vom Konsumenten erwarten, dass er das versteht.
    Wenn ich ein Paar Schuhe beim Handwerker kaufe, dann erwarte ich mir nicht, dass sich die Sohle löst, sondern weil ich mir eine höhere Qualität erwarte. Sich als handwerklich erklären ist kein ethischer Wert an sich, der das Aufkommen von Fehlern und Krankheiten rechtfertigt. Was tun wir im Fall eines vergifteten Konsumenten, müsste er die mikrobiologische Kontamination einer handwerklichen Mozzarella verstehen oder gar schätzen?

  7. am 4. Januar 2013 um 17:45 7.armin kobler schrieb …

    Cara Alessandra,
    grazie anche a te per il tuo preziosi intervento. Manca poco e questo post più i relativi commenti saranno in futuro una fonte importante bilingue sul tema, indipendentemente dalla materia vino.
    Comunque proprio per Intravino sarebbe un contributo importante in quanto potrebbe controbilanciare efficacemente certe opinioni enooscurantistiche che ogni tanto vengono espresse in quel luogo (importante).

    Liebe Alessandra,
    danke Dir für deinen wertvollen Beitrag. Es fehlt nicht viel und dieses Posting samt den Kommentaren dazu wird in Zukunft eine wertvolle zweisprachige Quelle zum Thema, unabhängig vom Thema Wein.
    Gerade aber auf Intravino wäre das eine wertvolle Meinung, um mit Erfolg bestimmte önoobskurantistische Tendenzen auszugleichen, welche an jenen (wichtigen Ort) manchmal geäußert werden.

  8. am 4. Januar 2013 um 11:41 8.Hannes Rottensteiner schrieb …

    Credo proprio che la distinzione tra vino „artigianale“ e vino „industriale“ non valga proprio niente, almeno se questa distinzione venga fatto solo e solamente a seconda la quantità prodotta. Dico questo dalla mia esperienza che la grandezza di una botte non necessariamente influenza la lavorazione della quale. Voglio dire che una botte di 1.000 litri non necessariamente deve essere maneggiata diversamente di una di 30.000 litri, e che un viticultore che lavora mezzo ettaro di vigneto non necessariamente sarà in grado di utilizzare techniche diverse da colui che ne lavora 30. Sicuramente, colui che dovrà occuparsi di 30 ettari, non sarà più in grado di fare tutto da solo, comunque potrà istruire i suoi ragazzi di lavorare secondo le sue convinzioni. Così, io non oserei chiamare il vino di Armin (che sicuramente è di ottima qualità) artigianale, mentre chiamerei quello del Conte Enzenberg (Manincor) industriale, solo perché quell’azienda è molto più grande. Quindi, se mai la distinzione si può fare per l’approccio che si ha riguardante il prodotto – sono comunque abbastanza convinto che l’Alto Adige, da questo punto di vista sia fatto solo e soltanto da vini artigianali.

    Ich glaube, dass die Unterscheidung zwischen „handwerklich“ und „industriell“ überhaupt keine Bedeutung hat, zumindest wenn die Unterscheidung nur von der produzierten Menge abhängt. Ich sage aus meiner Erfahrung, dass ein Fass mit 1.000 Liter nicht anders als eines mit 30.000 Liter behandelt werden muss und dass ein Weinbauer, der einen halben Hektar bearbeitet, nicht unbedingt andere Techniken verwenden kann als einer, der 30 bearbeitet. Sicher, jener der 30 Hektar bearbeitet, wird nicht mehr alles selbst machen können, aber er kann seine Jungs da ausbilden, dass sie seinen Vorstellungen folgen. Deshalb würde ich mich nicht trauen, den Wein von Armin (der sicherlich von optimaler Qualität ist) als handwerklich bezeichnen und jenen des Grafen Enzenberg (Manincor) als industriell, nur weil sein Betrieb sehr viel größer ist [25 mal größer, Anmerkung des Bloggers]. Deshalb ist die Unterscheidung, wenn überhaupt, davon abhängig, wie man sich dem Produkt nähert. Ich bin übrigens recht überzeugt, dass Südtirol diesbezüglich nur handwerkliche Weine produziert.

  9. am 8. Januar 2013 um 12:48 9.Mirco Mariotti schrieb …

    Ciao Armin, buon Anno!
    Mi sembra che i commenti fin qui espressi siano molto validi. Secondo me interpolando quello di Giampiero con quello di Marilena si raggiunge una sintesi interessante.
    Ci vediamo al meeting, a presto
    Mirco

    Hallo Armin, ein gutes Neues Jahr!
    Mi kommt vor, dass die bisher ausgesprochenen Kommentare sehr triftig sind. Meiner Meinung nach kommt man zu einer sehr interessanten Zusammenfassung, wenn man den von Giampiero mit dem der Marilena verschmilzt.
    Wir sehen uns beim Meeting, bis bald
    Mirco

  10. am 9. Januar 2013 um 11:47 10.Nic Marsél schrieb …

    Senza polemica, non esiste nè il vino artigianale nè quello industriale. Esiste una differenza giuridica tra azienda artigianale e industriale. Il perimetro è definito con precisione dalla legislazione in vigore. Insomma, „dove passa esattamente il confine tra artigianale ed industriale“ lo stabilisce la legge, senza discussione. Credo che la domanda debba essere posta in modo diverso, altrimenti non potrai che ottenere un insieme disomogeneo di risposte.

    Ohne Polemik, es gibt weder den handwerklich noch den industriellen Wein. Es gibt einen juridischen Unterschied zwischen einem Handwerks- und einem Industriebetrieb. Die Grenze ist präzis vom gültigen Gesetz definiert. D.h. „wo die Grenze zwischen handwerklich und industriell verläuft“ setzt das Gesetz fest, ohne Diskussion. Ich denke auch, dass die Frage anders gestellt werden muss, andernfalls kannst Du nichts anderes als einen Haufen inhomogener Anworten bekommen.

  11. am 10. Januar 2013 um 00:08 11.Primo Oratore schrieb …

    Ciao Armin, buon anno.
    Sicuramente come hanno detto altri commentatori è un insieme di cose tecniche: la dimensione piccola dell’azienda, il controllo diretto/personale delle varie fasi eccetera.
    Ma secondo me è anche qualcosa di più sfumato: artigiano, come dice la parola stessa, ha a che fare con la produzione di qualcosa di unico (artistico) e non arrivo a dire che conosce le bottiglie a una a una, ma siamo quasi lì; ed in ogni caso sa fare solo quel lavoro.
    Un industriale può produrre qualsiasi cosa ed è focalizzato su pianificazione, delega e occhio ai bilanci; un artigiano può fare solo quello che sa fare (e deve fare quadrare i conti sembra quasi un mezzo per continuare più che non il solo fine dell’attività, anche se ovviamente nessuno può lavorare in perdita).
    E‘ una visione molto „romantica“ ed imprecisa, ma di precise definizioni giuridiche ho già piena la vita.
    Saluto, PO

    Hallo Armin, ein gutes Neues Jahr.
    Es ist sicherlich, wie die anderen Kommentatoren gesagt haben, eine Gesamtheit von technischen Dingen: die kleinen Ausmaße des Betriebes, die direkte und persönliche Kontrolle der verschiedenen Phasen usw.
    Meiner Meinung nach ist es aber auch etwas weniger eindeutiges: Handwerklich, wie das Wort schon sagt, hat was mit der Herstellung eines (künstlerischen) Einzelstückes zu tun und wenn ich nicht sage, dass er jede Flasche kennt, dann sind wir aber nicht weit davon entfernt; und in jedem Fall kann er nur diese Arbeit verrichten.
    Ein Industrieller kann alles Mögliche herstellen und sich auf die Planung konzentrieren, er delegiert und kontrolliert die Bilanz; ein Handwerker kann nur das machen, was er gelernt hat (und ohne Verluste zu arbeiten ist für ihn eher die Grundlage fürs Weiterarbeiten als der eigentlich Zweck der Aktivität, auch wenn natürlich niemand defizitär arbeiten kann).
    Das ist ein sehr „romantischer“ und ungenauer Blickwinkel, abber von präzisen juridischen Definitionen habe ich schon mein ganzes Leben gefüllt.
    Grüße, PO

  12. am 10. Januar 2013 um 12:34 12.Mirco Mariotti schrieb …

    A rigor di logica Nic ha ragione, però a questo punto mi sembrerebbe corretto verso il consumatore che questa distinzione in etichetta fosse netta, altrimenti continueremo a raccontarcela fra noi all’infinito… Ma esiste la volontà di farlo? (vedi „contiene solfiti“, per intenderci…)

    Der Logik nach hat Nic recht, aber ich denke, dass es gegenüber dem Konsumenten gerecht wäre, dass dieser Unterschied auf dem Etikett klar aufscheinen würde, ansonsten werden wir selbst uns ewig über dieses Thema unterhalten… Aber gibt es den Willen, dies zu tun? (siehe: „enthält Sulfite“, damit wir uns verstehen…)

  13. am 10. Januar 2013 um 12:50 13.Luca Risso schrieb …

    Ciao Armin
    Non esiste il vino naturale, esistono però vignaioli che affermano di produrre vino naturale. Le due cose non solo non sono in contraddizione ma non potrebbe essere diversamente. Se il vino naturale esistesse, sarebbe definito, normato, avrebbe una definizione anche legale. Se così fosse siccome nessuno sarebbe disposto ad appartenere ai „contro-naturalisti“, tutti si metterebbero in condizione di potersi fregiare del titolo di produttore di vino naturale.
    Quindi nascerebbe immediatamente un movimento dei produttori „soprannaturalisti“, che potranno definirsi tali solo per l’impossibilità di dimostrare il contrario, non essendoci una norma o una definizione condivisa per i vini soprannaturali. Ma se ci fosse anche questa allora… e tutto ricomincerebbe daccapo.
    Quindi ognuno può autodefinirsi produttore di qualcosa che è solo nella sua testa.
    Luk

    Servus Armin
    Es gibt keinen Naturwein, es gibt aber Winzer, welche behaupten, ihn herzustellen. Diese beiden Dinge sind kein Widerspruch und es ginge auch nicht anders. Wenn es einen Naturwein geben würde, würde er als solches definiert sein, normiert, hätte auch eine rechtliche Definition. Wenn es so wäre und nachdem niemand zu den Naturweingegner gehören möchte, würden alle alles tun, um die Bezeichnung Naturweinproduzent zu bekommen.
    Demzufolge würde sogleich eine Bewegung der „Übernatürlichen“ entstehen, welche sich nur deshalb so bezeichnen können, weil niemand das Gegenteil beweisen kann, da es ja keine Normen oder anerkannte Definitionen für die übernatürlichen Weine gibt. Und wenn es diese doch geben sollte… und alles würde wieder von vorne beginnen.
    Deshalb kann sich jemand als Produzent von etwas bezeichnen, was nur in seinem Kopf existiert.
    Luk